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Lo sposalizio degli alberi che avviene nel paese di Accettura,
non riguarda un paese scandinavo del Nord Europa, nè un paese
delle regioni boschive dell'Asia o delle Americhe. Accettura si
trova in Lucania, nell'Italia del sud. Possibile?
Possibile che la medesima festa dello sposalizio degli alberi si
celebri a Falun o Rattwik in Svezia e in altri luoghi della Finlandia
o della Norvegia, e si festeggi anche in Lucania nei giorni della
Pentecoste?
Andiamo con ordine, scopriamo prima cosa avviene ad Accettura e
dopo approfondiremo le origini della festa degli alberi.
Lo sposalizio degli alberi è una cerimonia primaverile da cui
emergono frammenti di un passato molto lontano. La festa di svolge
nell'arco di tre giorni e le sue fasi possono essere catalogate in
festa pagana, scandinavo-germanica, religiosa e di folclore popolare
e contadino.
La festa si basa sul del rito di unire "un fusto" ad "una
cima" di un secondo albero, quale auspicio di fecondità
e di omaggio alla natura al fine di avere da essa ricchezza ed abbondanza.
All'alba del primo giorno di festa, gruppi di contadini armati di
seghe e di accetta si inoltrano nel bosco di Montepiano e tagliano
il fusto di un albero individuato in precedenza; il fusto che non
può misurare meno di venticinque metri, rappresenta lo "sposo"
il "simbolo fallico", viene scelto in un bosco diverso dalla "cima"
in modo così da evitare una unione incestuosa.
Il fusto viene trasportato in paese da un carro trainato da buoi,
dopo essere stato pulito da fronde e cortecce; in passato, il compito
era svolto dai massari, i contadini ricchi, proprietari almeno di
una coppia di buoi. Vi lascio immaginare la fatica nel traino della
cima dal bosco al paese, le feste, le danze e le bevute di vino che
accompagnano questa fase, che si compie per tutta la durata del primo
giorno di festa.
In un secondo bosco, nella storica foresta di Gallipoli Cognato,
viene individuata, tagliata e trasportata in paese la "cima" di
un albero, definita "la sposa", ad opera dei boscaioli: gruppo di
lavoratori che completavano la forza lavoro della realtà
contadina. Il trasporto della cima è effettuato a spalle
e anche qui le soste sono occasione per banchetti, bevute, canti
e balli.
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Secondo gli antropologi "la cima, l'albero-donna, era intesa all'origine
come un parallelo simbolico delle figlie e delle sorelle che gli
antichi clan dei boscaioli preistorici portavano in spose, in segno
di alleanza, alle famiglie dei contadini con i quali condividevano
il possesso e l'uso delle terre".
Al tramonto il tronco del Maggio fa il suo ingresso in paese ma
non incontra la cima in quanto essa è depositata lontana
dalla piazza principale, nascosta dalle case. L'incontro avviene
al termine della processione religiosa che, nel pomeriggio, si è
avviata dalla Chiesa principale portando per le strade del paese
la statua del Patrono: San Giuliano.
Accettura riesce a celebrare il proprio patrono in ben due distinti
giorni dell'anno. La prima festa patronale, avviene il giorno del
calendario ufficiale in cui si celebra San Giuliano, il 27 Gennaio.
La seconda festa è il giorno della Pentecoste, quando si
festeggia il Maggio, giorno che per i popoli del Nord Europa è
molto importante.
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La processione è suggestiva, attraversa le strade cittadine,
a volte in pomeriggi caldi e assolati, raccoglie le preghiere, le
donazioni monetarie e le suppliche da parte della gente che attende
il corteo per le strade, appoggiate alle case.
La caratteristica interessante della processione sono le "cente"
trasportate sulla testa da ragazze e simboleggiano "un voto,
una supplica" al santo Patrono: stupendi e spettacolari altari
composti da candele, trasportati sulla testa in una situazione di
equilibrio tale che ancora vi è da chiedersi come fanno a
non cadere.
L'arrivo della processione nella piazza principale ove è
disteso il Fusto, consente l'incontro del medesimo con la Cima e
permette quindi l'unione dell'albero, il Maggio, e l'avvio
di danze, canti, scoppi di mortaretti, bevute e cordiali incontri
tra amici, parenti, estranei...e turisti, oggi moltissimi provenienti
dal Sud Italia oltre che da tutt'Italia, dall'Europa e dall'America.
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Nella civiltà agreste il Maggio assumeva l'unione tra gli
uomini e la natura al fine di garantire abbondanti raccolti. Sanciva
inoltre l'alleanza tra gruppi sociale differenti, quali i contadini
e i boscaioli, sanciva e sancisce l'abbinamento tra festa della
natura, festa di popolo e festa religiosa, cristiana.
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Al Maggio, prima di essere alzato nella piazza grande, vengono
attaccati diversi cartellini con scritti i premi per coloro che
si cimenteranno nella gara di risalita del fusto: il Maggio diventa
il classico "albero della cuccagna" ed è
l'occasione per vedere persone cimentarsi in incredibili acrobazie.
In tempi passati, venivano attaccati veri salami, cotechini, prosciutti
e sembra tacchini vivi.
Naturalmente nella festa sono coinvolti anche altre figure tipiche
di una civiltà agreste: i cacciatori che si cimentano a "sparare"
i cartellini con i fucili, cercando di abbatterne il maggior numero.
I cartellini residui che restano attaccati alla cima, e ad ogni
festa sono molti, diventano preda di coloro che con grande agilità
e acrobazie si arrampicano su per il fusto e raggiungono la cima.
Nella storia del Maggio, si incontra la figura di Zizilone, mitico
e solo acrobate che è riuscito per più di trent'anni
a salire sulla cima, ma non solo per raccogliere cartellini, bensì
per cimentarsi in figure e in posizioni acrobatiche a testa in giù
con il corpo sospeso e agganciato ai rami della Cima attraverso
la congiunzione delle gambe...con grande gioia, ansia, e apprensione
della gente che staziona in basso per tutta l'area della piazza.
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Zizilone era emigrato in Germania per cercare lavoro, come molta
gente di Accettura, della Lucania e del Sud Italia; Zizilone tornava
al paese ogni anno per partecipare alla festa del Maggio, vinceva,
divideva i premi con tutti e "allevava" giovani all'arte
di arrampicarsi sull'albero del Maggio.
E' morto non cadendo dall'albero ma da un pilone dell'alta tensione
affrontato, secondo le voci di paese, per sfidare gli amici dopo
una abbondante cena e una sonora bevuta. Zizilone è ricordato
da tutti, in particolare dal "figlioccio" che lui ha addestrato
e che oggi si cimenta con altrettanto successo; è ricordato
in tutto i libri e articoli pubblicati sul Maggio di Accettura,
insieme al grande studioso e moderno "scopritore" della
festa che è stato Giovanni Battista Bronzini: antropologo,
professore e studioso di folclore lucano e dell'Italia meridionale.
La storia che si studiò a scuola ha molti buchi neri, dimentica
che i Longobardi siano discesi in Italia e dopo la sconfitta con
i Franchi di Carlo Magno, siano rimasti per ben sei secoli
nell'Italia meridionale, fondando e gestendo il Granducato di
Benevento sino all'arrivo dei Normanni e alla fusione tra i
due popoli che, guarda caso, arrivarono ambedue dal Nord Europa.
I Longobardi entrano in Italia nel 568 d.c. attraverso il Friuli,
al comando di Re Alboino. Provengono dalla Svezia meridionale, terra
fertile e boscosa; fino al IV secolo d.c. sono stanziali alle foci
dell'Elba sul mar Baltico, quindi nel V e VI secolo d.c. sono descritti
a Nord del Danubio, nella terra dei Rugi, che attraversano stabilendosi
in Pannonia.
Conquistano l'Italia settentrionale, evitano le coste che sono dominio
dell'impero di Bisanzio, scendono nel Mezzogiorno ''Italia, attraversando
la Toscana, l'Umbria, l'Abruzzi e il Sannio. Nel 570 conquistano
Benevento, l'ampliano e la trasformano nella capitale del Ducato
di Benevento, denominato dagli storici "Longobardia minor".
Arechi I è il Re del Granducato di Benevento, terra che va
dal Sannio a Capua e Salerno. Granducato che vede la presenza per
ben 600 anni dei Longobardi nell'Italia del sud, per via delle condizioni
climatiche e per la natura del territorio, formato da monti boscosi
e tratti vallivi. Natura che aveva le quasi stesse caratteristiche
del territorio che si ritrova partendo della Scania in Svezia verso
il Nord, attraverso le strade interne che portano a Mora e a Ostersund.
Dopo il crollo del Regno di Pavia ad opera dei Franchi di Carlo
Magno, nel 774, crollo che anche i testi scolastici di storia e
di letteratura riportano, i Longobardi non spariscono come d'incanto
o non si "fondono" con i franchi, bensì molti si
rifugiano al sud presso il Principe di Benevento Arechi II (758-787),
dove Benevento viene denominata anche "Ticinum geminum",
la seconda Pavia.
In questo periodo il Granducato di Benevento allarga i propri
confini sino alle Puglie, al Molise all'intera Lucania. Assume quale
santo nazionale San Michele Arcangelo e lascia molte tracce nei
nomi di persone, quali Aldo, Manfredo, Corrado, Rinaldo; e nei nomi
di paesi quali Sant'Angelo dei Lombardi, Guardia Lombardi, Pescolombardo
e Sassinorio...Fino all'XI secolo d.c. il Granducato vive in una
situazione di equilibrio e di equidistanza tra due regni tra loro
in perenne conflitto: l'Impero Romano di Occidente rifondato da
Carlo Magno e l'Impero Romano d'Oriente di Bisanzio. Il Granducato
si evolve e si integra nella campagna di espansione dei Normanni
provenienti dal Nord Europa e ormai stanziati nelle terre si Sicilia.
La principessa longobarda Sichelgaita andrà in sposa al principe-guerriero
normanno Roberto il Guiscardo.
Il Maggio di Accettura è il rito arboreo di tradizione Scandinava,
fondata in terra lucana dai Longobardi attorno al VII secolo d.c..
Infine, occorre ricordare che il nome Lucania proviene dal latino
Lucus (bosco).
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Il paese di Accettura è situato a circa 800 metri sul livello
del mare e ubicato in una interessante zona della Lucania, denominata
Dolomiti Lucane. Dopo aver visitato la zona, i paesi, i boschi
e le cime, occorre riconoscere che la denominazione Dolomiti lucane
è ben appropriata. Infatti le cime sono di roccia arenaria
e il loro profilo ricorda una dorsale dolomitica, come si può
facilmente osservare dalle fotografie allegate: le guglie delle
cime sono paragonabili a torrioni di arenaria ai quali l'erosione
delle piogge e dei venti, hanno dato forme bizzarre e suggestive.
Il paesaggio è caratterizzato da parete verticali, torri,
archi naturali e caverne; suggestivo paesaggio in cui sono inseriti,
o meglio incastrati, caratteristici paesi quali Pietrapertosa, Castelmezzano:
paesi costruiti sulla viva roccia che si attraversano camminando
su irte scalinate. Le cime rocciose delle Dolomiti Lucane, i rupi
e i dirupi, offrono un ottimo habitat ai rapaci, alquanto presenti
quali il gheppio, il falco pellegrino, il nibbio reale, la poiana
e lo sparviero. Si ricorda che il nome di Accettura deriva dal latino
"Acceptor-Accipiter" cioè sparviero.
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Il Parco ha una superficie di oltre 27 mila ettari e si estende
parte in provincia di Potenza e parte in provincia di Matera.
Al suo interno vi è la storica foresta di Gallipoli che si
sviluppa per 4.500 ettari, tra scenari collinari, strapiombi vertiginosi
e stretti canyon; prevalentemente formata da lecci, aceri, tigli
e castagni e da cerro, roverella , farnetto, e ampie fioriture primaverili
di ginestra e pimpinella. Vi è inserita una Riserva Naturale
dello Stato con presenza di cerri secolari, con base anche di mezzo
metro e una altezza di 25-30 metri.
All'interno della foresta si erge il Monte Croccia, dove si incontra
un'antica fortificazione lucana del IV secolo a.c.: antico avamposto
di controllo e di difesa del territorio di cui oggi restano parte
delle mura e una lunga scalinata. Sulla cresta delle Dolomiti lucane
sorge una fortificazione attribuita ai saraceni, difficile da individuare
ad occhio nudo perché si mimetizza molto bene nella naturale
configurazione delle rocce.
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Maggiori informazioni sul Parco e sulle possibilità di
escursione e di organizzazione di visite guidate sono ubicate al
sito:
www.parks.it/parco.gallipoli.cognato/
e-mail: a.scaiano@giardiniverdi.it
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